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Omelia, memoria liturgica Beato Alojzije Stepinac 9 febbraio 2025 – Card. Gianfranco Ghirlanda

Omelia, memoria liturgica Beato Alojzije Stepinac
Chiesa di San Girolamo dei Croati
9 febbraio 2025
Is 6,1-2°.3-8; 1Cor 15,1-11; Lc 5,1-11
Card. Gianfranco Ghirlanda

Vorrei innanzitutto ringraziare il rettore del Collegio che mi ha invitato a questa celebrazione. Una celebrazione che si innesta nella visita che ho fatto l’estate scorsa alla Croazia per la prima volta. Ed ho ancora nella memoria le immagini della bellezza dei luoghi che ho visitato e ho preso tante fotografie che mi ritornano nel computer quando non lo uso, così c’è il ricordo, ma soprattutto per l’accoglienza e l’ospitalità non solo dei confratelli gesuiti, ma della popolazione, delle persone. Quindi sono contento particolarmente anche per questo di essere qui. Poi ho avuto anche studenti nella Gregoriana dalla Croazia e per questo sono grato.
Alla celebrazione della memoria dei martiri, mi sono sempre chiesto: Come hanno fatto ad affrontare la persecuzione, cioè essere calunniati, percossi, torturati, incarcerati, uccisi, pur di non rinnegare la fede e quindi non essere fedeli a Dio e alla Chiesa? Mi sono sempre chiesto: sarei stato capace io?
Da una parte, confesso, ringraziavo il Signore per non aver dovuto subire la persecuzione, ma nello stesso tempo mi dicevo anche che se mi fossi trovato in tale circostanza Dio mi avrebbe dato la forza di affrontarla. D’altra parte questo ci dice la Colletta: “Dio onnipotente ed eterno che al tuo beato martire Alojzije Stepinac hai dato la forza di sostenere fino all’ultimo la pacifica battaglia della fede, concedi anche a noi di affrontare per tuo amore, ogni avversità, e di camminare con entusiasmo incontro a te, che sei la vera vita”.
Solo Dio dà la grazia di affrontare la persecuzione e il martirio, che diventa forza interiore per essere fedele fino all’ultimo. È martirio, però, se è pacifica battaglia, cioè una battaglia che è combattuta con la sopportazione paziente, veramente evangelica, che è amore anche verso i persecutori. Il Beato Stepinac, pregava e faceva pregare per i suoi persecutori, perché desiderava e sperava nella loro conversione. Niente odio o spirito di vendetta o rivincita, ma perdono e amore.
Il martirio, infatti non è solo eroismo. L’eroismo lo si può avere anche senza alcune motivazioni di fede, per una fedeltà ad un ideale, che spesso si trasforma in un’ideologia. Ma il cristianesimo non è un ideale e tanto meno un’ideologia, il martirio non è un ideale; è l’adesione alla persona di Gesù, che unico Giusto è stato condannato in modo sacrilego dal Sinedrio e ingiustamente da Pilato. Ma ha accolto questo come adesione piena alla volontà del Padre, per riscattarci dalla schiavitù del peccato e fare di noi, ingiusti, giusti agli occhi di Dio. L’adesione piena di Gesù alla volontà del Padre e l’offerta della sua vita sono manifestate nelle parole di perdono pronunciate da Gesù nei confronti dei suoi crocifissori: “Padre, pedona loro perché non sanno quello che fanno”.
Il Beato Stepinac si sentiva debole e indegno. È l’autentico atteggiamento del cristiano quando ha una vera esperienza personale di Dio. Isaia di fronte alla visione della santità e della grandezza di Dio, si sente impuro, si sente peccatore, ma un serafino gli tocca la bocca e lo purifica e Isaia si mette a disposizione per la missione. Pietro di fronte alla potenza di Gesù che fa il miracolo, la prima sensazione che prova è quella di essere peccatore e quindi di non poter stare vicino al Signore, che percepisce come il Santo. Ma Gesù con quel “Non temere” gli assicura la sua vicinanza e il suo sostegno nella missione che gli assegna.
Gesù ha affidato al Beato Stepinac non solo la missione di essere vescovo e cardinale nella sua Chiesa, ma anche martire, nella testimonianza, di fede, di amore e di speranza supremi per essere luce per gli altri nelle tenebre del potere che lo voleva eliminare.
Il Beato Stepinac è stato sostenuto da Gesù nell’atteggiamento senza alcuna ambiguità assunto nei confronti prima dell’ideologia atea dei fascisti, dei nazisti, del governo collaborazionista di Pavelić e degli ustascia, poi dell’altra ideologia atea del comunismo di Tito. La motivazione della sua coraggiosa opposizione non era di per sé politica, ma umanitaria e religiosa: la difesa dei diritti e della dignità di qualsiasi persona, senza differenza di sesso, razza e religione e la difesa della fede cattolica e dell’unità della Chiesa. Per questo protesse ebrei e serbi non solo a parole, ma con i fatti, salvandone migliaia, nella piena consapevolezza di quello che rischiava. Lo stesso atteggiamento lo tenne con il regime comunista sempre per ragioni umanitarie e religiose.
Il regime comunista fu di una crudeltà particolare. Sulla base di false accuse lo ha condannato al carcere, trasformato dopo 5 anni in confino, in una totale limitazione della sua libertà. Avvelenato in carcere, è stato fatto morire lentamente, facendo apparire la sua morte come naturale. Trovo questo di una crudeltà estrema, in quanto una condanna a morte porta ad una morte immediata, invece il Beato Stepinac ha sofferto la sua morte lenta per anni, assommando alla sofferenza morale quella fisica.
Colpisce la sua fedeltà totale alla Sede di Pietro, come fedeltà a Gesù, perpetuando la fedeltà alla Chiesa cattolica del popolo croato, fin dal suo insediamento in odierna patria. Fedeltà che è stata forse la causa principale dell’accanimento crudele del regime comunista. Ciò che sosteneva il Beato era la convinzione che la Chiesa non può essere distrutta da nessuna potenza umana. Perché ha come fondamento Cristo, fondamento che è significato dal successore di Pietro.
Il Beato Stepinac è un esempio attuale per ognuno di noi, che ora viviamo in un’epoca nella quale la secolarizzazione si è trasformata in un ateismo pratico dominante, che come un tarlo s’insinua nelle strutture sociali e nel modo di pensare delle persone. È un’opera demoniaca, che distrugge ciò che di più autentico c’è nell’essere umano in quanto creatura e figlio di Dio, ma è opera demoniaca proprio perché, ingannando la mente umana, penetra in un modo che non ci si rende conto della distruzione che porta.
Anche se, forse, non siamo chiamati al martirio del sangue, tuttavia siamo chiamati certamente a testimoniare senza ambiguità la nostra fede, contro la mentalità atea corrente, e a testimoniare la nostra fedeltà alla Sede di Pietro, proprio in un tempo in cui tanti contrasti mettono in pericolo l’unità della Chiesa.
Chiediamo al Beato Stepinac, e veramente pregando il Signore che sia canonizzato presto, sia dichiarato santo presto, che interceda per noi, per il Papa e per la Chiesa perché si ristabilisca quell’unità che Cristo ha voluto.